In una zona di guerra non troppo lontana dall’Italia, ricchi individui pagano per sparare sui civili insieme ai cecchini del posto. Non è la trama di un horror o un giallo, ma era la realtà di Sarajevo tra il 1992 e il 1996, denunciata da Ezio Gavazzeni nel suo libro “I cecchini del weekend”. Al momento, la faccenda è sotto inchiesta e sono già state ascoltate alcune persone che si presumono implicate in questo traffico. Qualcuno, dopo l’apertura dell’inchiesta a Milano, ha anche già ammesso di aver partecipato alle spedizioni in Bosnia.
Giovedì scorso, l’autore ha incontrato il pubblico in quel dell’oratorio di Masate per presentare questa sua ultima fatica letteraria.
Arrivavano da molti angoli del continente
“Sono implicate sicuramente due società di security, una a Londra e una a Bruxelles”, dice Gavazzeni. “Non si tratta delle aziende in generale, ma di alcuni loro esponenti di alto livello. Questi avevano a propria volta contatti con una società di security di Milano, che organizzava il viaggio. Uno dei luoghi in cui venivano reclutati i clienti è un bar che ho trovato e poi, a libro chiuso, sono venuto a sapere di un bed and breakfast in Friuli da cui passavano queste persone e da cui è partita una delle denunce alla Digos. Ma nessuno ha fatto nulla”.
“Ormai sono passati più di trent’anni”, ha proseguito l’autore. “Nella mia indagine, pensavo di trovare almeno un pentito, e invece nemmeno uno. Inoltre, sebbene noi abbiamo identificato circa duecentotrenta italiani, il fenomeno riguardava tutti i Paesi occidentali. E io sono l’unico che abbia fatto aprire un procedimento penale, sebbene ci siano state interrogazioni parlamentari in Austria e in Germania e qualcosa si stia muovendo in Svizzera e in Spagna.
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